Saturday, June 1, 2013

Volontariato 1.5

La prima volta che ho fatto volontariato non era vero volontariato. Mancava l’elemento principale, dedicare del tempo libero.
Infatti in California ero andato durante l’orario lavorativo a dipingere una mappa dell’Europa ed una degli Usa sul pavimento esterno di una delle tante school californiane. Di quell’esperienza mi avevano colpito il bellissimo spirito di gruppo che si era creato fra i volontari e l’assoluta precisione dell’organizzatore della cosa. Negli Usa ci sono delle vere e proprie istituzioni di volontariato che in tema di organizzazione credo non abbiano molto da ividiare alle maggiori aziende americane. Per dirne una questi si erano presentati con un immenso foglio di carta già compilato da cui ricalcare le due mappe. Quindi disegnare i contorni ed i confini fra i vari stati era stato un gioco da ragazzi.


Detto questo, mercoledi scorso ci ho riprovato. I due anni passati a Parigi mi hanno fatto perdere un po’ il contatto con il territorio e la società che mi circonda.

Inoltre mi sono un po’ stufato delle contrapposizioni verbali politiche di questi ultimi periodi fra quella parte della società che è convinta di salvare il mondo e tutti gli altri.

Quindi ho deciso di provare per una volta a fare qualcosa di fattivo, di positivo e di utile per gli altri.

Ma cosa?

Ho cominciato a girare un po’ su Internet ed ho trovato il sito di Romaltruista, un’ associazione che si occupa proprio di mettere in contatto chi fornisce servizi di volontariato con persone che vogliano farlo.

Ho trovato un gruppo di persone che tutti i mercoledi si riuniscono davanti ad una delle maggiori stazioni romane per dare da mangiare a quelli che ne hanno bisogno.

Bello ed utile ho pensato. Mi sono iscritto e mi è arrivato il contatto della persona che avrei dovuto incontrare più una breve descrizione delle attività da compiere.

In sintesi, Arriva il cibo, si prepara, lo si da ai bisognosi, si pulisce tutto, si termina il tutto in tempi stretti (il tempo di esecuzione è fondamentale c'era scritto.

Sono arrivato con molto anticipo ed ho notato alcune persone in attesa sul posto dell’appuntamento. Pian piano hanno cominciato a raggrupparsi, all’ora dell’appuntamento mi è parso chiaro che fossero loro e visto che nessuno faceva caso a me sono andato io a presentarmi.

Sono stato affidato ad un ragazzo che avrebbe dovuto spiegarmi le cose. Si occupava spesso di questo ruolo in quanto nel gruppo c’era un alto turnover di persone...

Dopo un breve colloquio con questo ragazzo mi è stato affidato il compito di occuparmi del servizio d’ordine. Questo consisteva nel fare in modo che le persone restassero sedute e che nessuno cambiasse di posto per mangiare due volte.

Intanto però davo una mano all’impianto di tavolini, cordoni di protezione e alla sistemazione dei contenitori per il cibo.

Le persone che volevano mangiare si erano intanto sedute su un rialzo a forma di rettangolo.

E’ stato chiaro fin dall’inizio che non c’era un coordinatore delle attività, la persona a cui avevo scritto che era il responsabile dava delle indicazioni che venivano subito criticate e disattese da molti. Questa persona ovviamente si spazientiva.

Subito disponibili c’erano pizza bianca, pane, frutta e tè. Ma prima di iniziare a distribuirli si aspettava la pasta. La pasta doveva arrivare da una parrocchia lontanta (troppo lontana avrei scoperto a mie spese).

Dopo circa venti minuti si cominciava a distribuire il tè. Due persone, una con i bicchieri ed una con una piccola damigiana tipo quelle per la benzina iniziando dalle persone sedute immediatamente vicino ai tavoli di preparazione del cibo, si avvicinavano alle persone e servivano un bicchiere di te caldo in bicchiere di plastica. Bello ed organizato ho pensato, almeno fino a quando prima di servire metà degli avventori non è finito il tè ed ho visto lo sguardo rancoroso di tutti gli altri.

E il te? Arriva! Ho risposto prontamente pensando ingenuamente che era solo finita la damigiana. Dopo altri venti minuti mi era chiaro che il tè non sarebe arrivato se non con la pasta.

Una persona del gruppo aveva nel frattempo diviso il perimetro del rettangolo in 4 settori attaccando dei numeri a dei pali. Però visto che alcune persone spazientite se ne andavano con gli occhi colmi di disgusto per l’attesa e la disorganizzazione, nuove persone continuavano a sedersi non era più chiaro dove il tè fosse arrivato.

Dopo altri dieci minuti era arrivata la pasta, nonostante questo passavano dei minuti interminabili prima che venisse consegnata agli avventori. Finalmente vedevo una ragazza con un vassoio in mano con piatti pieni di pasta dirigersi inspiegabilmente verso il settore 3. Significava passare davanti agli increduli dei settori 1 e 2...
Inoltre la ragazza non era accompagnata anche se era guardata a vista da quelli che si occupavano di servizio d’ordine.
Arrivata la settore 3 si era avvicinata agli avventori ma siccome reggeva il vassoio con due mani era costretta a lasciare agli avventori, la possibilità di prendere i piatti con le mani e siccome questi si sovrapponevano, potenzialmente di toccare anche tutti gli altri piatti, o di prenderne due insomma un macello.
Spontaneamente ho cominciato ad affiancarla ed a servire i piatti prendendoli dal suo vassoio. In tutto sei piatti...in un gruppo di persone che aspettava ormai da quasi un’ora e che si stava sempre più inferocendo. Nei piatti c’era la pasta con del pane o della pizza sopra. Perchè non servirli prima?

Per fortuna persone con i vassoi cominciavano a coprire anche altri settori ma adesso il problema era una altro la pasta era collosa, e fredda, molti la buttavano in terra o nei pochi secchi che avevamo approntato.

Inoltre il tè aveva ricominciato il suo corso non dal punto giusto e come avevo già previsto alla fine non sarebbe comunque bastato per tutti.

Per finire c’era stata la frutta, servita in grossi bicchieri di plastica secondo le modalità precedenti, era chiaro che i bicchieri erano pochi e mal protetti e le persone avevano cominciato ad alzarsi per servirsene formando dei capannelli attorno alle persone che la servivano. Svariati bicchieri in terra e anche la frutta non era bastata per tutti.

Alla fine capienti sacchi di pane erano avanzati e si facevano dei sacchi di plastica per distribuirlo sopratttutto a quelli che arrivavano in quel momento...come mai non era stato distribuito all’inizio?

Molti dei piatti di plastica erano ancora vicino agli avventori, alla fine avremmo dovuto pulire, così mentre la maggior parte delle persone erano ancora seduta avevo cominciato a passare col secchio chiedendo alle persone di aiutarmi. Quasi tutti lo facevano e quando non lo facevano raccoglievo io.

Molte persone non sazie venivano a chiedere se c’era ancora pasta o ancora futtta. Mentre ancora stavamo pulendo ho scoperto stava iniziando la distribuzione dei vestiti. Non sapevo ce ne fosse una. Su alcuni tavoli una ragazza aveva cominciato a pore indumenti usati per farli vedere agli avventori. Un altro caos. Trenta persone intorno ad un tavolo che si accaparravano vestiti seguendo la legge del più forte.

Uno dei responsabili tentava inutilmente di farli stare indietro dicendo che non avevamo ancora cominciato, quando era chiaro viste le parole della ragazza che non era così. Miracolosamente nessuno si era fatto male soprattutto durante la distribuzione dei calzini nuovi (letteralmente lanciati verso la folla inferocita) su cui sarebbe tranquillamente potuto scappare il morto.

Fine della serata, con circolo finale su come erano andate le cose. Ottimismo e soddisfazione di tutti. Qualcuno accennava ad un mestolo non molto funzionante ma nel complesso un successo. Tutti che si davano pacche sulle spalle e si compimentavano del fatto che quella sera non ci fosse stata alcuna rissa.

Io ho preferito non parlare, anche perchè non ero stato presentato a nessuno e nessuno mi aveva chiesto le impressioni della prima volta. Comunque non l’avrei fatto, perchè avevo un misto di rabbia, delusione, e paternalismo che mi avrebbero fatto dire cose veramente pesanti.

Quindi me ne sono andato e....non credo ci tornerò più.

Cose che ricorderò :

L’assoluta dignità di molte persone che anche se hanno fame vogliono attenzione e puntualità, inspiegabilmente la stessa degli avventori paganti di un ristorante che si alzano e se ne vanno quando non arriva il cibo.

La sensazione che molte delle persone sedute lì avevano tanto da insegnare sulla vita ad un novizio come me.

La comunicazione , l’organizzazione, l’assegnazione dei ruoli , il riconoscimento del leader, il feedback sincero, la gestione degli imprevisti, sono elementi fondamentali per la riuscita delle attività di un gruppo. (ma questo lo sapevo già).

Contare prima le persone avrebbe aiutato.

La sensazione di giovialità soddisfatta presente nei volontari alla fine della serata.

Il fatto che dedicare 3 ore del tuo tempo a settimana a fare volontariato fa di te una bella persona solo se dai il massimo affinchè le cose riescano bene e nei tempi. Se invece pensi che basti andare a fare volontariato e tutto verrà da sè forse è meglio stare a casa.

2 comments:

Crazy time said...

e invece devi andare a dire:
ehi ragazzi e' stato magnifico aiutarvi, far parte del gruppo, lo voglio rifare. Pero'vi volevo chiedere, pensate che ci sia spazio per migliorare un po'l'organizzazione? Perche' ho visto gente cosi'e cola', la ragazza non puo' servire da sola con il vassoio....e cosi' via. Senza avere l'atteggiamento di insegnare qualcosa a qualcuno, pero' parlare, provarci, dire.

valeriascrive

gianlu said...

mah l'accoglienza di un nuovo arrivato in un gruppo è un concetto fondamentale. Io quando arriva un nuovo collega, un nuovo membro in un gruppo qualsiasi lo presento agli altri , lo invito a dire qualcosa di se, e gli chiedo anche cosa pensa delle atività del gruppo. Se non l'hanno fatto un motivo ci sarà....erano talmente disorganizzati da non riconoscermi...sono dovuto andare io a presentarmi.