"Entrare in una storia è una bella impresa, ci vuole un po' di coraggio perché la storia può risvegliare paure, ci vuole un po' di curiosità perché senza il desiderio di sapere cosa c'è un po' più in là nessuno si muoverebbe, ci vuole un po' di fiducia in se stessi perché bisogna essere abbastanza sicuri di farcela e di andare incontro a un'esperienza importante e di vuole un po' di fiducia nella persona che ci accompagna perché bisogna essere sicuri che non ci pianterà in asso, che sarà con noi fino alla fine."
Nerina Vretenar: leggere per crescere. Come aiutare i propri figli ad amare la lettura. Quaderni per crescere. Armando editore.
Ecco perché mi piace tanto leggere con i miei figli.
Stasera ho scoperto che ci sono vari modi di leggere.
Esiste l'ascolto, la lettura animata, la lettura a due voci e la lettura autonoma.
Devo approfondire.
Intanto se vi interessa l'argomento ecco un catalogo molto interessante.
http://www.babalibri.it/BABALIBRI_cat%20scuoleok.pdf
Alcuni dei libri qui contenuti li abbiamo letti e posso assicurare che vale veramente la pena leggerlo anche per un adulto.
Questo blog raccontava originariamente il nostro periodo negli USA. Questo periodo ci ha talmente cambiati che abbiamo deciso di continuare a scrivere di come siamo tornati con uno spirito nuovo. Quanto Durerà?
Saturday, December 15, 2012
Thursday, November 1, 2012
Maratona di mezza età
Si, ho deciso di correre una maratona, forse quella di Roma a Marzo.
Sembra io voglia dimostrarmi qualcosa, almeno che posso ancora correre :-)
È mi sento Il protagonista di uno di quegli articoli sui corridori della domenica. Persone di mezza età a cui la semplice corsetta non va bene e devono partecipare ad una gara per dimostrare di essere ancora vivi. Sono abbondantemente sovrappeso e corrono lo stesso come matti oltre i propri limiti verso l'attacco di cuore.
Ecco io NO.
Io ero stufo di essere sovrappeso semplicemente non mi piacevo più.
Io avevo bisogno di fare sport in orari flessibili perché altrimenti a Parigi sarei morto.
Io volevo trovare un modo per scaricare la tensione lavorativa.
Io avevo anche bisogno di stare un po' solo con me stesso.
Così ho deciso di passare dalla semplice corsa bisettimanale ad un allenamento vero e proprio.
Prima con l'obiettivo di correre una Mezza maratona, ma poi verso la Maratona.
Per la verità per un periodo avevo preso in considerazione anche il triatlon (molto più divertente) ma poi ho dovuto rinunciare per mancanza di tempo.
Il mio obiettivo è arrivare in un tempo decente senza uccidermi.
È questo quello che faccio ogni volta che mi alleno.
Ho comprato il libro "Correre secondo Orlando Pizzolato" che spiega bene come chiunque possa cominciare ed arrivare ad un buon livello di allenamento sfruttando un programma consono alle proprie caratteristiche.
Ho fatto dei test iniziali, uso un cardio frequenzimetro e quindi so fin dove posso spingermi.
Senza strafare sono comunque inesorabile nel rispettare quanto mi prefiggo.
Vogliamo dire che la corsa mi sta dando quella regolarità che mi mancava nella vita?
Mettetela come volete, io corro.
Sembra io voglia dimostrarmi qualcosa, almeno che posso ancora correre :-)
È mi sento Il protagonista di uno di quegli articoli sui corridori della domenica. Persone di mezza età a cui la semplice corsetta non va bene e devono partecipare ad una gara per dimostrare di essere ancora vivi. Sono abbondantemente sovrappeso e corrono lo stesso come matti oltre i propri limiti verso l'attacco di cuore.
Ecco io NO.
Io ero stufo di essere sovrappeso semplicemente non mi piacevo più.
Io avevo bisogno di fare sport in orari flessibili perché altrimenti a Parigi sarei morto.
Io volevo trovare un modo per scaricare la tensione lavorativa.
Io avevo anche bisogno di stare un po' solo con me stesso.
Così ho deciso di passare dalla semplice corsa bisettimanale ad un allenamento vero e proprio.
Prima con l'obiettivo di correre una Mezza maratona, ma poi verso la Maratona.
Per la verità per un periodo avevo preso in considerazione anche il triatlon (molto più divertente) ma poi ho dovuto rinunciare per mancanza di tempo.
Il mio obiettivo è arrivare in un tempo decente senza uccidermi.
È questo quello che faccio ogni volta che mi alleno.
Ho comprato il libro "Correre secondo Orlando Pizzolato" che spiega bene come chiunque possa cominciare ed arrivare ad un buon livello di allenamento sfruttando un programma consono alle proprie caratteristiche.
Ho fatto dei test iniziali, uso un cardio frequenzimetro e quindi so fin dove posso spingermi.
Senza strafare sono comunque inesorabile nel rispettare quanto mi prefiggo.
Vogliamo dire che la corsa mi sta dando quella regolarità che mi mancava nella vita?
Mettetela come volete, io corro.
Tuesday, January 17, 2012
Capitano mio Capitano
Cristiana Aveva preso Luca sotto braccio ed erano entrati nella fermata della metro Vittorio Emanuele.
Stavano parlando presi un po’ dalla malinconia dell’ennesimo congedo quando a Luca, Cristiana era sembrata tesa, l’aveva vista fissare un punto davanti a se e si era girato di scatto.
Subito dopo un rumore sordo di una persona caduta, un urlo ed un uomo con una borsa da donna in mano aveva cominciato a correre nella loro direzione.
Cristiana gli si era letteralmente gettata contro ma l’uomo l’aveva evitata urtandola.
Luca ci aveva messo un po’ a connettere ma l’urlo “al ladro” gli aveva tolto ogni dubbio.
Quindi preso dalla rabbia aveva cominciato a correre, poi si era fermato controllando che Cristiana fosse almeno in piedi.
L’uomo era piccolo ma veloce. Scappava evitando le persone a falcate brevi ma frequentissime.
Luca era allenato ed aveva il vantaggio di seguirlo. Ogni volta che il ladro sbatteva contro qualcuno o doveva evitarlo, Luca aveva il tempo di calcolare la traiettoria migliore.
Il sottopasso della metro era interminabile ed il ladro cominciava a dare segni di cedimento.
Luca invece sentiva qualcosa di nuovo crescergli dentro erano la rabbia e l’adrenalina per quanto stava facendo. Non sapeva se il ladro era armato o come avrebbe reagito ma non ci pensava.
Aveva cominciato a farsi sentire un po’ con il fiato ed il rumore delle gambe, e poi urlando.
Gli strillava dietro per farlo rallentare e fiaccare la resistenza dell’altro. Non sprecava energie, gli faceva solo sentire che si stava avvicinando.
Il ladro si era fermato, inginocchiato e aveva chiesto pietà: ”te la dò te la dò” però lasciami andare.
A Luca interessava solo riprendere la borsa. Così l’aveva presa e stava tornando correndo.
Adesso cominciava a capire ed aveva addirittura paura di ritorsioni, quindi non diminuiva il ritmo della corsa.
Poi per forza di cose aveva dovuto diminuirla ma aveva tirato fuori un urlo liberatorio proprio in mezzo alla gente, incurante di tutto e di tutti, non si era mai sentito così.
Cristiana stava bene ed era insieme alla signora scippata.
Luca si era avvicinato restituendo la borsa alla donna.
A questo punto era iniziata la parte tragicomica con la signora che daveva detto a Luca di avere solo dieci Euro nel portafogli e gli chiedeva se poteva sdebitarsi regalandogli dei biglietti della Metro.
A Luca quella cosa era sembrata molto amara ed aveva detto subito che non l’aveva fatto per i soldi ma solo perchè gli era sembrato giusto.
Così accertatosi che la signora stesse bene, l’aveva salutata anche per togliersi da quell’imbarazzo.
Voleva stare con Cristiana, il sangue gli circolava ancora veloce nelle vene e si guardava continuamente intorno per prevenire eventuali ritorsioni.
Cristiana l’aveva abbracciato eleggendolo a “suo Eroe” ma Luca aveva spiegato che era stata lei con il suo gesto a spronarlo nella rincorsa. Che forse senza quello non si sarebbe mosso. Si sentiva in fondo fiero ma ancora incredulo di aver compiuto quel gesto.
Quel senso di vittoria e soddisfazione gli aveva insegnato molto.
Questa l’ho tenuta per me fino ad ora, ma oggi sentendo la telefonata del capitano della Concordia Schettino gravemente ripreso sui suoi doveri ho avuto un attacco di bile.
Questo non tanto per la vigliaccheria del gesto.
Alzi la mano chi non ha mai avuto il classico “momento del vigliacco”.
Quello che mi manda in bestia è che la vigliaccheria dovrebbe essere in questo caso superata dalla voglia di riparare ad un proprio errore, errore grave che da provocare la morte di un numero tuttora imprecisato di persone. Inoltre Schettino è il capitano di una nave ed è risaputo che questo ruolo non è valido solo per fare simpatico con le ragazze a bordo. Il capitano ha la responsabilità della nave ed è l’utlimo a doverla abbandonare. Questo non solo secondo i più importanti romanzi della navigazione ma soprattutto perchè sancito dal moderno diritto della Navigazione.
Schettino no.
Schettino lascia la nave per primo per non farvi ritorno neanche dopo che il cazziatone ricevuto tenta di svegliarlo dal torpore in cui si trova.
Schettino mi riporta alla mente tutti quelli "io vengo prima di tutto e di tutti", concetto molto in voga nel nostro paese.
Sì perchè questa all’estero sta inesorabilmente passando come l’ennesima storia del pagliaccio italiano. Ed ovviamente si parla di Schettino e non di tutti gli altri che hanno contribuito ad evitare la catastrofe, come ad esempio il Capitano De Falco.
Quindi vorrei dire a tutti gli Schettino, continuate pure con la vostra mediocrità che tanto il senso di profonda soddisfazione che si prova a compiere un’azione decente non l’avrete mai.
Tornate a bordo Cazzo!
Stavano parlando presi un po’ dalla malinconia dell’ennesimo congedo quando a Luca, Cristiana era sembrata tesa, l’aveva vista fissare un punto davanti a se e si era girato di scatto.
Subito dopo un rumore sordo di una persona caduta, un urlo ed un uomo con una borsa da donna in mano aveva cominciato a correre nella loro direzione.
Cristiana gli si era letteralmente gettata contro ma l’uomo l’aveva evitata urtandola.
Luca ci aveva messo un po’ a connettere ma l’urlo “al ladro” gli aveva tolto ogni dubbio.
Quindi preso dalla rabbia aveva cominciato a correre, poi si era fermato controllando che Cristiana fosse almeno in piedi.
L’uomo era piccolo ma veloce. Scappava evitando le persone a falcate brevi ma frequentissime.
Luca era allenato ed aveva il vantaggio di seguirlo. Ogni volta che il ladro sbatteva contro qualcuno o doveva evitarlo, Luca aveva il tempo di calcolare la traiettoria migliore.
Il sottopasso della metro era interminabile ed il ladro cominciava a dare segni di cedimento.
Luca invece sentiva qualcosa di nuovo crescergli dentro erano la rabbia e l’adrenalina per quanto stava facendo. Non sapeva se il ladro era armato o come avrebbe reagito ma non ci pensava.
Aveva cominciato a farsi sentire un po’ con il fiato ed il rumore delle gambe, e poi urlando.
Gli strillava dietro per farlo rallentare e fiaccare la resistenza dell’altro. Non sprecava energie, gli faceva solo sentire che si stava avvicinando.
Il ladro si era fermato, inginocchiato e aveva chiesto pietà: ”te la dò te la dò” però lasciami andare.
A Luca interessava solo riprendere la borsa. Così l’aveva presa e stava tornando correndo.
Adesso cominciava a capire ed aveva addirittura paura di ritorsioni, quindi non diminuiva il ritmo della corsa.
Poi per forza di cose aveva dovuto diminuirla ma aveva tirato fuori un urlo liberatorio proprio in mezzo alla gente, incurante di tutto e di tutti, non si era mai sentito così.
Cristiana stava bene ed era insieme alla signora scippata.
Luca si era avvicinato restituendo la borsa alla donna.
A questo punto era iniziata la parte tragicomica con la signora che daveva detto a Luca di avere solo dieci Euro nel portafogli e gli chiedeva se poteva sdebitarsi regalandogli dei biglietti della Metro.
A Luca quella cosa era sembrata molto amara ed aveva detto subito che non l’aveva fatto per i soldi ma solo perchè gli era sembrato giusto.
Così accertatosi che la signora stesse bene, l’aveva salutata anche per togliersi da quell’imbarazzo.
Voleva stare con Cristiana, il sangue gli circolava ancora veloce nelle vene e si guardava continuamente intorno per prevenire eventuali ritorsioni.
Cristiana l’aveva abbracciato eleggendolo a “suo Eroe” ma Luca aveva spiegato che era stata lei con il suo gesto a spronarlo nella rincorsa. Che forse senza quello non si sarebbe mosso. Si sentiva in fondo fiero ma ancora incredulo di aver compiuto quel gesto.
Quel senso di vittoria e soddisfazione gli aveva insegnato molto.
Questa l’ho tenuta per me fino ad ora, ma oggi sentendo la telefonata del capitano della Concordia Schettino gravemente ripreso sui suoi doveri ho avuto un attacco di bile.
Questo non tanto per la vigliaccheria del gesto.
Alzi la mano chi non ha mai avuto il classico “momento del vigliacco”.
Quello che mi manda in bestia è che la vigliaccheria dovrebbe essere in questo caso superata dalla voglia di riparare ad un proprio errore, errore grave che da provocare la morte di un numero tuttora imprecisato di persone. Inoltre Schettino è il capitano di una nave ed è risaputo che questo ruolo non è valido solo per fare simpatico con le ragazze a bordo. Il capitano ha la responsabilità della nave ed è l’utlimo a doverla abbandonare. Questo non solo secondo i più importanti romanzi della navigazione ma soprattutto perchè sancito dal moderno diritto della Navigazione.
Schettino no.
Schettino lascia la nave per primo per non farvi ritorno neanche dopo che il cazziatone ricevuto tenta di svegliarlo dal torpore in cui si trova.
Schettino mi riporta alla mente tutti quelli "io vengo prima di tutto e di tutti", concetto molto in voga nel nostro paese.
Sì perchè questa all’estero sta inesorabilmente passando come l’ennesima storia del pagliaccio italiano. Ed ovviamente si parla di Schettino e non di tutti gli altri che hanno contribuito ad evitare la catastrofe, come ad esempio il Capitano De Falco.
Quindi vorrei dire a tutti gli Schettino, continuate pure con la vostra mediocrità che tanto il senso di profonda soddisfazione che si prova a compiere un’azione decente non l’avrete mai.
Tornate a bordo Cazzo!
Saturday, November 26, 2011
Kung fu Panda
Finalmente sono sdraiati lì, sul letto pronti ad ascoltare una storia. E' un po' che non lo facciamo perché io sono sempre fuori. Cosí stasera non hanno fatto storie, sono corsi a mettersi il pigiama e si sono persino lavati i denti per un tempo ragionevole.
Adesso aspettano ma stasera l'accordo é che il titolo lo decido io.
Per stupirli e sviarli un po' cerco di sorprenderli, piombo in stanza bandana in testa salto sul letto e gli urlo come un pazzo "aaaaargh Kung fu Panda".
Mi guardano allibiti ma non ho l'impressione di averli stupiti.
Dopo un interminabile momento di silenzio Crucchetta (6 anni) mi dice: papà tu al massimo puoi fare Kung fu PanZa...
Fine della serata fine della storia.
Adesso aspettano ma stasera l'accordo é che il titolo lo decido io.
Per stupirli e sviarli un po' cerco di sorprenderli, piombo in stanza bandana in testa salto sul letto e gli urlo come un pazzo "aaaaargh Kung fu Panda".
Mi guardano allibiti ma non ho l'impressione di averli stupiti.
Dopo un interminabile momento di silenzio Crucchetta (6 anni) mi dice: papà tu al massimo puoi fare Kung fu PanZa...
Fine della serata fine della storia.
Tuesday, April 26, 2011
Correre
Sei di pomeriggio. Il sole è ancora alto e fa caldo.
Non umido, però è la pasqua più calda da quando si è cominciato a misurare le temperature.
Luca corre nella sue scarpe inadeguate, ha un ritmo insolito, sta lentamente acquistando la forma che voleva.
La linea d'asfalto della pista ciclabile è morbida, fatta di saliscendi e curve.
A volte diventa ruvida perchè i tedeschi quando fanno le strade non rubano sull'appalto, sotto gli alberi mettono i mattoni.
Perchè?
Perchè così quando piove le grosse gocce che cadono dall'albero non intaccano la superficie.
Luca ha male ai polpacci, sono tre giorni di seguito che corre 50 minuti ed il suo corpo ne risente.
Così prende il sentiero nella foresta coperto come al solito di uno strato di rena.
Non si spiega ancora come i sentieri delle foreste in questa parte della Germania siano pieni di sabbia.
Il sole è coperto dagli alberi adesso, ma riesce comunque a trapelare in modo che Luca è quasi accecato dall'alternanza ombra luce. Poco più avanti un seggiolino da bambino legato all'altezza della metà di un albero.
Luca è inquieto, gli viene subito in mente quel film: "un tranquillo week end di paura" e si aspetta da un momento all'altro di vedere uscir fuori il ragazzo col banjo.
Quindi anche se è in salita aumenta l'andatura sempre più. Poi gli viene in mente che correndo all'impazzata non riuscirebbe a scartare di fronte a possibili attacchi e allora rallenta e si toglie le cuffiette solo per poter sentire cosa c'è intorno a lui.
Dopo 30 Luca metri sente un rumore e vede qualcosa muoversi fra i cespugli a dieci metri da lui.
Non ci può credere.
Due cerbiatti lo guardano immobili, Luca si ferma e per un attimo guarda uno dei due dritto negli occhi.
Dopodichè volano letteralmente e Luca per quanto ricominci a correre li vede allontanarsi progressivamente.
Che bello che non era il ragazzo col Banjo!
Non umido, però è la pasqua più calda da quando si è cominciato a misurare le temperature.
Luca corre nella sue scarpe inadeguate, ha un ritmo insolito, sta lentamente acquistando la forma che voleva.
La linea d'asfalto della pista ciclabile è morbida, fatta di saliscendi e curve.
A volte diventa ruvida perchè i tedeschi quando fanno le strade non rubano sull'appalto, sotto gli alberi mettono i mattoni.
Perchè?
Perchè così quando piove le grosse gocce che cadono dall'albero non intaccano la superficie.
Luca ha male ai polpacci, sono tre giorni di seguito che corre 50 minuti ed il suo corpo ne risente.
Così prende il sentiero nella foresta coperto come al solito di uno strato di rena.
Non si spiega ancora come i sentieri delle foreste in questa parte della Germania siano pieni di sabbia.
Il sole è coperto dagli alberi adesso, ma riesce comunque a trapelare in modo che Luca è quasi accecato dall'alternanza ombra luce. Poco più avanti un seggiolino da bambino legato all'altezza della metà di un albero.
Luca è inquieto, gli viene subito in mente quel film: "un tranquillo week end di paura" e si aspetta da un momento all'altro di vedere uscir fuori il ragazzo col banjo.
Quindi anche se è in salita aumenta l'andatura sempre più. Poi gli viene in mente che correndo all'impazzata non riuscirebbe a scartare di fronte a possibili attacchi e allora rallenta e si toglie le cuffiette solo per poter sentire cosa c'è intorno a lui.
Dopo 30 Luca metri sente un rumore e vede qualcosa muoversi fra i cespugli a dieci metri da lui.
Non ci può credere.
Due cerbiatti lo guardano immobili, Luca si ferma e per un attimo guarda uno dei due dritto negli occhi.
Dopodichè volano letteralmente e Luca per quanto ricominci a correre li vede allontanarsi progressivamente.
Che bello che non era il ragazzo col Banjo!
Saturday, February 19, 2011
Sorelle d'Italia
Non ce ne sarebbe bisogno ma voglio farlo comunque
Madri, compagne, mogli, sorelle e figlie le conosciamo tutti, amiche di vita che lottano come e più di noi.
Le discriminiamo da sempre. Siamo il paese della famiglia ma spesso questa è tutta sulle loro spalle.
Giocano un ruolo di primo piano sulla crescita dei figli, la gestione della casa, gli acquisti, i rapporti con le altre famiglie e tanti altri argomenti.
Trottano tutto il giorno e sono penalizzate al lavoro.
E' vero la nostra maternità non è da disprezzare rispetto ad altri paesi, ma quando tornano al lavoro cosa trovano? E quando le discriminiamo già dal primo colloquio? Fanno compromessi e rinunciano, anche per noi, perchè noi non sapremmo farle tutte quelle cose, non bene come loro almeno.
Per non parlare di tutto lo schifo sul sesso. Avete mai visto la scena di una bella ragazza aspettare il bus alla fermata? Bè quasi sempre in questo paese uno spettacolo veramente deprimente.
Siamo degli anmali.
Quindi solo un piccolo tributo per ricordarci sempre che la nostra società si basa su di loro e senza di loro non saremmo niente.
La prossima volta che torni a casa ti siedi e chiedi cosa c'è per cena ricordatene.
Madri, compagne, mogli, sorelle e figlie le conosciamo tutti, amiche di vita che lottano come e più di noi.
Le discriminiamo da sempre. Siamo il paese della famiglia ma spesso questa è tutta sulle loro spalle.
Giocano un ruolo di primo piano sulla crescita dei figli, la gestione della casa, gli acquisti, i rapporti con le altre famiglie e tanti altri argomenti.
Trottano tutto il giorno e sono penalizzate al lavoro.
E' vero la nostra maternità non è da disprezzare rispetto ad altri paesi, ma quando tornano al lavoro cosa trovano? E quando le discriminiamo già dal primo colloquio? Fanno compromessi e rinunciano, anche per noi, perchè noi non sapremmo farle tutte quelle cose, non bene come loro almeno.
Per non parlare di tutto lo schifo sul sesso. Avete mai visto la scena di una bella ragazza aspettare il bus alla fermata? Bè quasi sempre in questo paese uno spettacolo veramente deprimente.
Siamo degli anmali.
Quindi solo un piccolo tributo per ricordarci sempre che la nostra società si basa su di loro e senza di loro non saremmo niente.
La prossima volta che torni a casa ti siedi e chiedi cosa c'è per cena ricordatene.
Wednesday, February 2, 2011
Una di passaggio
Tu hai le tue certezze, costruite giorno dopo giorno, tua moglie i tuoi figli, il tuo lavoro.
Poi un giorno appare una stronza qualsiasi e tu perdi la testa.
Sei seduto davanti alla maledetta sulla metro mentre lei parla con un suo collega e vorresti infilare una mano fra le tue costole, strapparti il cuore e posarlo sulla sue gambe.
Non lo fai solo perchè sai che lo darebbe al suo cane per cena.
Sei solo uno di quelli sulla metro. Non uno qualsiasi però, uno che non può fare a meno di guardarla.
Lei comincia a pensare che sei un maniaco, fai di tutto per evitare il suo sguardo, sfogli nervosamente una rivista ma non ce la fai torni sempre a quegli occhi a quella bocca.
Lei continua a sorridere al suo collega. Fra loro c'è una complicità che non capisci, stanno chiaramente firtando mentre tu muori dissanguato.
Sei geloso, ma al contempo ti rendi conto che è stupido esserlo del suo collega perchè lei ha un anello al dito che dice chiaramente non ci provare nemmeno, non importa che tu sia un collega o un maniaco sulla metro, comunque devi lasciarla perdere.
Adesso è rimasta sola, le fermate passano e stai già assaporando quel senso di amara malinconia per non aver fatto nulla anche se sai che non c'è nulla che tu possa fare.
Così d'impulso in un momento di rabbia ti alzi di scatto e scendi dalla metro con sole quattro fermate di ritardo. Poi però ti fermi e la cerchi con lo sguardo mentre la metro passa veloce.
Il suo posto è vuoto, stanco ti giri di nuovo per proseguire ma lei è davanti a te.
Non ti dice nulla, prende il tuo viso fra le mani e ti dà un bacio che ti sembra non finire mai.
Poi di scatto si gira e se ne va lasciandoti incredulo. Vorresti andarle dietro ma un rumore intermittente sempre più insistente ti entra dentro la testa. Provi a correre ma tutto si dissolve.
Ti svegli fuori piove, non si è acceso il riscaldamento ma tu sei tutto sudato.
Una così capita ogni venti anni.
Per alcuni una volta nella vita, fortunati loro direi.
Che mattina di merda.
Poi un giorno appare una stronza qualsiasi e tu perdi la testa.
Sei seduto davanti alla maledetta sulla metro mentre lei parla con un suo collega e vorresti infilare una mano fra le tue costole, strapparti il cuore e posarlo sulla sue gambe.
Non lo fai solo perchè sai che lo darebbe al suo cane per cena.
Sei solo uno di quelli sulla metro. Non uno qualsiasi però, uno che non può fare a meno di guardarla.
Lei comincia a pensare che sei un maniaco, fai di tutto per evitare il suo sguardo, sfogli nervosamente una rivista ma non ce la fai torni sempre a quegli occhi a quella bocca.
Lei continua a sorridere al suo collega. Fra loro c'è una complicità che non capisci, stanno chiaramente firtando mentre tu muori dissanguato.
Sei geloso, ma al contempo ti rendi conto che è stupido esserlo del suo collega perchè lei ha un anello al dito che dice chiaramente non ci provare nemmeno, non importa che tu sia un collega o un maniaco sulla metro, comunque devi lasciarla perdere.
Adesso è rimasta sola, le fermate passano e stai già assaporando quel senso di amara malinconia per non aver fatto nulla anche se sai che non c'è nulla che tu possa fare.
Così d'impulso in un momento di rabbia ti alzi di scatto e scendi dalla metro con sole quattro fermate di ritardo. Poi però ti fermi e la cerchi con lo sguardo mentre la metro passa veloce.
Il suo posto è vuoto, stanco ti giri di nuovo per proseguire ma lei è davanti a te.
Non ti dice nulla, prende il tuo viso fra le mani e ti dà un bacio che ti sembra non finire mai.
Poi di scatto si gira e se ne va lasciandoti incredulo. Vorresti andarle dietro ma un rumore intermittente sempre più insistente ti entra dentro la testa. Provi a correre ma tutto si dissolve.
Ti svegli fuori piove, non si è acceso il riscaldamento ma tu sei tutto sudato.
Una così capita ogni venti anni.
Per alcuni una volta nella vita, fortunati loro direi.
Che mattina di merda.
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